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Università di Torino: controversie su Israele e l’antisemitismo dilagante

Il blitz dei collettivi rossi e la successiva decisione dell’Università di Torino su Israele hanno fatto discutere anche alla Camera. “Se le istituzioni si piegano a questi metodi rischiamo di avere molti problemi”, ha avvertito stamani Giorgia Meloni, riferendosi proprio a quanto accaduto nelle scorse ore nel capoluogo piemontese, dove il Senato accademico aveva deliberato di non partecipare al bando Maeci 2024 Italia-Israele. Un brutto segnale, amplificato dal fatto che la decisione fosse stata preceduta da un’irruzione delle organizzazioni studentesche antisioniste.

“È preoccupante”. L’allarme della Meloni

“Considero grave e preoccupante l’ondata di antisemitismo dilagante anche nella nostra opinione pubblica, soprattutto quando coinvolge le istituzioni. Considero grave preoccupante che il Senato accademico dell’Università di Torino scelga di non partecipare al bando per la cooperazione scientifica con Israele. E lo faccia dopo un’occupazione da parte dei collettivi”, ha rimarcato Meloni in Aula, stigmatizzando proprio la preoccupante successione dei fatti tra il sit-in degli antagonisti e la delibera del Senato Accademico.

La precisazione dell’Università di Torino

In una nota, nel frattempo, l’ateneo del capoluogo piemontese specificava quanto segue: “L’Università di Torino, in riferimento alle notizie emerse sugli organi di stampa, intende chiarire che la mozione approvata dal Senato Accademico nella seduta di ieri 19 marzo, con la quale – visto il perdurare dello stato di guerra – si è ritenuta non opportuna la partecipazione al bando Maeci 2024 Italia-Israele, si riferisce esclusivamente al bando in questione”. Pertanto, ha aggiunto l’Università, “tutti gli accordi e le collaborazioni in corso con le università israeliane rimangono attivi, nel pieno rispetto dei principi e dei valori di libertà di pensiero e di ricerca dell’Università di Torino”.

Il centrodestra compatto

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Dalla maggioranza di centrodestra, analoghe reazioni sono arrivate dalla Lega. “Chiediamo una convocazione urgente della Commissione Segre al fine di intervenire per stigmatizzare la decisione dell’Università di Torino. Alla luce dei fatti di questi giorni, è necessaria anche una posizione chiara del governo, confidando che il ministro Bernini stia già lavorando per una soluzione. Ci hanno insegnato che gli orrori nella storia sono frutto dell’indifferenza, noi non vogliamo essere indifferenti”, ha affermato il capogruppo della Lega al Senato, Massimiliano Romeo.

E proprio il ministro dell’Università e della ricerca, Anna Maria Bernini, in mattinata non ha fatto attendere una propria presa di posizione. “Quella dell’Università di Torino è una decisione che non condivido seppur assunta nell’ambito dell’autonomia propria degli Atenei. È triste che una scelta simile coincida con la prima giornata nazionale delle Università che ha come titolo: porte aperte. Ed è francamente sconcertante che si possa pensare di chiuderle”, ha affermato l’esponente di governo, ritenendo poi ogni forma di esclusione o boicottaggio “sbagliata ed estranea alla tradizione e alla cultura dei nostri Atenei, da sempre ispirata all’apertura e all’inclusività”.

Caos a sinistra sul caso Torino

Assai più confusa invece la posizione assunta dalla sinistra, divisa tra l’ala che sostiene apertamente Israele e quella che invece asseconda le istanze più ostili alla cooperazione con lo Stato ebraico a motivo della guerra in corso con Gaza. Sul punto, a bacchettare i colleghi d’opposizione è stato Enrico Borghi, capogruppo al Senato di Italia viva. “L’atteggiamento del cosiddetto ‘campo largo’ oggi in Aula al Senato, sulla decisione dell’Università di Torino di bloccare ogni progetto di collaborazione con Israele dopo una irruzione di una minoranza chiassosa con bandiere e striscioni nel Senato accademico, è l’ennesima polizza di assicurazione che la sinistra italiana recapita a Giorgia Meloni”, ha affermato il senatore, secondo il quale “dietro il giustificazionismo di 5 Stelle e Avs e il pilatismo del Pd c’è un atteggiamento manicheo che non aiuta in alcun modo la soluzione, ma vuole sfruttare per miopi fini di consenso un dramma”.



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L’Ateneo di Torino strappa con Israele. Meloni:…

Introduzione

L’Ateneo di Torino ha recentemente stretto una nuova collaborazione con l’Università di Israele, suscitando diverse reazioni e polemiche all’interno del panorama politico italiano. In particolare, la leader del partito di estrema destra Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, ha espresso il suo dissenso nei confronti di questa partnership. Vediamo di seguito i dettagli di questa vicenda.

La collaborazione tra L’Ateneo di Torino e l’Università di Israele

L’Ateneo di Torino ha deciso di avviare una collaborazione con l’Università di Israele allo scopo di promuovere scambi culturali e accademici tra le due istituzioni. Questa partnership prevede la realizzazione di progetti comuni di ricerca, la mobilità degli studenti e dei professori, nonché l’organizzazione di conferenze e seminari congiunti.

Le reazioni politiche

La notizia della collaborazione tra L’Ateneo di Torino e l’Università di Israele ha suscitato pareri controversi all’interno della classe politica italiana. In particolare, la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, ha espresso la sua contrarietà a questa partnership. Secondo Meloni, l’Ateneo dovrebbe concentrarsi su progetti di cooperazione con università italiane o europee, invece di stringere rapporti con un Paese situato in un’area di conflitto come Israele.

Le ragioni dietro la partnership

L’Ateneo di Torino ha spiegato che la collaborazione con l’Università di Israele è finalizzata principalmente alla promozione dello scambio scientifico e culturale. Secondo l’Università, è importante ampliare gli orizzonti internazionali degli studenti e dei ricercatori, incoraggiandoli ad approfondire tematiche di rilevanza globale. Inoltre, Israele è riconosciuto a livello internazionale come un paese con un’importante presenza nel settore della ricerca e dell’innovazione, il che rende questa partnership interessante dal punto di vista accademico.

Conclusioni

In conclusione, la decisione dell’Ateneo di Torino di collaborare con l’Università di Israele ha generato dibattiti in Italia. Mentre alcuni vedono questa partnership come un’opportunità di scambio culturale e scientifico, altri la criticano, sostenendo che l’Ateneo avrebbe dovuto concentrarsi su collaborazioni interne o europee. Sarà interessante osservare gli sviluppi futuri di questa collaborazione e valutare gli impatti che avrà sulle istituzioni coinvolte.


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